La violenza
genera soltanto violenza, mentre l’amore per il prossimo è la condizione
indispensabile per la sopravvivenza dell’intera umanità
Alberto De Marco
Nei giorni scorsi è stata
organizzata dalla Comunità Religiosa “Gesù Redentore” una fiaccolata per la
pace con la collaborazione della “Fraternità Nazareth”, del presidio di Salerno
dell’Associazione “Libera”, nonché del “Gruppo Attività Ecumeniche”, de “La
Bottegaia”; de “Il Portico” e delle Associazioni: “Oasi”; “Ricicliamo”; con un
momento di preghiera. Come ha precisato Don Pietro Mari, già Parroco del “Volto
Santo”, che ha fondato la “Fraternità Nazareth” ed è il Responsabile
dell’Ufficio per il dialogo Ecumenico e interreligioso della Diocesi di
Salerno: “…Oggi più che mai la priorità assoluta è la pace nel mondo e questo
momento di preghiera vuole evidenziarlo”.
La manifestazione ha stimolato un momento di riflessione e di preghiera, al
fine di stigmatizzare, l’attenzione dell’opinione pubblica sulle continue
violenze che si perpetuano da tempo in luoghi diversi del nostro pianeta e che
generano genocidi e diaspore di numerosi nuclei familiari, che pure
appartenendo a popoli ricchi di risorse naturali, sfruttate il più delle volte
dai paesi occidentali, sono costretti ad affrontare “i viaggi della speranza”
per assicurare la loro sopravvivenza e quella dei loro cari.
Quello che oggi può sembrare irreale, si palesa nell’assurdità del “dogma della
violenza”: la violenza generatrice di altra violenza; con la situazione
paradossale che nel tempo le vittime della violenza si trasformano in
carnefici.
A tale proposito ci ritornano alla mente le parole del Mahatma Gandhi: “…
a furia di dire occhio per occhio, resteremo tutti ciechi…”. Pertanto non ci
meravigliamo, che il popolo prediletto da Dio, quello ebreo che nel secondo
conflitto mondiale ha subito le maggiori vessazioni con oltre 6.000.000 di
morti, da anni in determinati momenti, attraverso alcuni uomini indegni di
appartenere a quel popolo, si sono trasformati da vittime ad oppressori e
portatori di atroci sofferenze. Dalle pagine del libro “Il viaggio di Vittorio”
di Egidia Beretta Arrigoni, possiamo infatti evincerlo dai racconti di un eroe,
Vittorio, che ha sacrificato la sua giovane esistenza per tutelare la vita ed i
diritti del popolo palestinese con la scelta di praticare l’interposizione non
violenta: “… Mettersi tra due belligeranti, sia che si tratti di due persone;
di un carro armato e di alcuni bambini; di manifestanti e di poliziotti pronti
a spararti …
Tra i tanti crimini che i soldati israeliani commettono contro la popolazione
palestinese, ce n’è uno poco conosciuto, entrare di notte in Palestina,
occupare un edificio alto per appostare i propri cecchini e sparare alla gente
fino a quando è buio. La famiglia che abita nella casa occupata viene rinchiusa
in una stanza e nessuno può uscire, neanche per andare in bagno, fintantoché
durano le “operazioni militari”, durante le quali viene saccheggiato di tutto
…”. Dai racconti di Vittorio Arrigoni, un volontario ed un Osservatore
Internazionale dell’ONU e da alcune testimonianze da lui ricevute dalle vittime
delle molteplici e sconvolgenti violenze, alle quali era ed è ancora oggi
sottoposto quotidianamente, il popolo palestinese da parte dei soldati
israeliani, ne scaturisce una sua riflessione: “… Siamo a Seida, a due passi da
Tulkarem, immerso in una splendida campagna fitta di uliveti e viti, capace di
sfornare diversi martiri consacrati alla jibad islamica…”. Inizia a raccontarci
la storia di un vecchio palestinese di questo paese, dove girano di notte sulle
colline i mezzi militari: “… O ci consegni tuo figlio entro 48 ore o torniamo e
ti demoliamo la casa”, questa è la tipica versione israeliana di attacco
preventivo: “… Mi hanno ammazzato il figlio davanti agli occhi, ora vogliono
l’altro, che dovrei fare io? Che male abbiamo fatto tutti noi? Vogliamo
soltanto vivere in pace, perché non ci lasciano in pace?
E’ da queste testimonianze ricevute che scaturisce la considerazione di
Vittorio Arrigoni:”…Per lo più questi martiri guerrieri sono ragazzini di 20
anni con la faccia troppo dura per essere vera, ritratti nelle foto ai lati
delle strade coi Kalashinikov in braccio. Già diversi di questi giovani
partigiani sono stati uccisi a sangue freddo durante le retate dei soldati
israeliani … Non è per religione, né per ideale politico che questi ragazzi di
campagna si sono convertiti in guerriglieri.
Non si sognavano neppure di invadere Israele per compiere attentati. Ma la
disperazione di chi si trascina dietro una serie infinita di lutti e
disperazioni crea soldati pronti al martirio. E’ un’occupazione estenuante e
terribile come quella israeliana, ha reso temibili combattenti dei semplici
contadini ineruditi … Certo è che se fossi nato quaggiù e avessi visto morire
la mia gente e martoriata la mia terra, durante tutta la mia breve esistenza,
forse non avrei esitato un istante neanch’io a imbracciare il kalashinikov e a
giurare battaglia in difesa della mia gente.
E da un Dio qualsiasi avrei fatto benedire la mia anima…”. Questa triste,
amara, angosciosa e preoccupante considerazione, è la cartina al tornasole, che
ci offre la consapevolezza e la certezza che la violenza alimenta soltanto
violenza, mentre il perdono, l’amore ed il confronto improntato al rispetto del
nostro prossimo, realizza quella condizione indispensabile per la sopravvivenza
e la pacifica esistenza dell’intera umanità. L’Associazione Amici di Totò… a prescindere! – Onlus in occasione del 51° anniversario della
morte di Totò, in considerazione altresì della spiritualità di Antonio de
Curtis, Totò e del grande rispetto che ha sempre manifestato nella quotidianità
per ogni forma di diversità dell’uomo, per la razza, per il colore della pelle,
per il ceto sociale e naturalmente contro ogni forma di omofobia, etc…; ha
commissionato all’Artista Renato Cocozza, discepolo prediletto del Maestro
Alfonso Grassi, che nel corso della sua vita ha lavorato a Roma nello studio di
Piazza Navona del Maestro Giorgio De Chirico, un’opera Sacra, per donarla
e farla collocare in una Chiesa di Napoli o di Roma o di Salerno. In queste
città, si è intersecata la vita di Totò, l’Artista dalla Straordinaria Umanità,
o quella dei suoi antenati.
L’opera pittorica “Premonizione”, che appresenta la Madonna con Gesù Bambino,
nonché la Crocefissione e la Resurrezione, delle quali ne ha consapevolezza
anticipatamente, la nostra “Madre Celeste”, è un omaggio al popolo prediletto
da Dio, quello ebreo, affinché da vittima dell’olocausto non si trasformi in
carnefice ed oppressore di un altro popolo, nonché un messaggio contro ogni
forma di razzismo, dipingendo con il colore olivastro, le immagini del colore
della pelle di Gesù e della Madonna. Nel rispetto della verità storica, non si
desidera continuare ad esaltare il colore bianco della pelle ed il colore
azzurro degli occhi, come avviene frequentemente nel dipingere la Madonna e
Gesù, come risulta evidente nella presenza delle opere sacre, che imperversano
nelle Chiese, ma in tale modo si desidera enfatizzare il principio di
uguaglianza ed il valore dell’uomo, che non si lasciano alterare e condizionare
dal colore della pelle.

La violenza genera soltanto violenza